Ormai da diversi anni, è in atto un progressivo cambiamento nella cultura e nelle abitudini degli italiani. Cresce il numero dei cittadini sensibili ai temi della sostenibilità e della salvaguardia ambientale e di quanti sono disposti a cambiare un po’ per volta il loro stile di vita per questo. Sono 34 milioni gli italiani appassionati e interessati al tema della sostenibilità, in particolare le donne con un’età compresa tra i 35 e i 54 anni, diplomate o laureate, professionalmente attive. È quanto emerge dall’ “Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile”_realizzato da_LifeGate. E moltissimi sono altresì coloro che hanno cambiato le loro abitudini in favore di un comportamento più green. L’88% degli italiani fa la raccolta differenziata in maniera meticolosa e il 77% utilizza elettrodomestici a basso consumo energetico. Nonostante questi primi passi avanti, gli italiani sanno di poter fare di più. Sentono la necessità di migliorare soprattutto nel ridurre il consumo di plastica, il 97% si dice consapevole di doverne diminuire l’utilizzo, nell’uso di mezzi pubblici (94%), nelle energie rinnovabili (92%) e nel sostegno all’agricoltura biologica (88%). A frenare la voglia di cambiamento degli italiani è soprattutto il costo, ritenuto eccessivo, dei prodotti sostenibili e di altre buone pratiche, che in un terzo dei casi non possono sostenere. Circa un italiano su tre nutre dei dubbi sul fatto che il loro contributo quotidiano possa essere determinante ai fini di una maggior tutela dell’ambiente. La crescente attenzione per la sostenibilità si fa sentire anche nel carrello della spesa, è in aumento la frequenza con cui gli italiani acquistano cibo biologico (+5%), sono in crescita anche gli acquisti di capi di abbigliamento sostenibile (+6%) e di cosmetici naturali (+5%). 1 su 2 si dice disposto a spendere di più pur di acquistare prodotti sostenibili.
È interessante capire cosa significhi “sostenibilità” per gli italiani. I prodotti che vengono comunemente associati al concetto di sostenibilità sono quelli biodegradabili (25%), riciclabili (15%) oppure realizzati con materiali riciclati (13%). Sono considerati eco-friendly anche i prodotti realizzati con energia da fonti rinnovabili (11%) e i prodotti biologici (9%).
Nelle scelte di acquisto, sono sempre più coloro che si fidano delle certificazioni, in grado di offrire ai consumatori precise garanzie sulle materie prime e sui processi produttivi utilizzati dalle aziende. A riprova di questa tendenza, negli ultimi dodici mesi è decisamente aumentato il valore delle vendite dei prodotti di largo consumo dotati di un claim CSR (Corporate Social Responsibility). La certificazione più in crescita è UTZ (+22%), che certifica che l’intera catena è in grado di dimostrare l’identificazione e la tracciabilità di caffè, cacao e the sostenibile. Seguono altre certificazioni sostenibili (+5,4%), il marchio biologico (+4,6%) e la certificazione Friends of the sea (+2,8%), che garantisce l’origine dei prodotti ittici da pesca e acquacoltura sostenibile.
Non solo certificazioni: l’ampliamento delle informazioni in etichetta_è destinato a proseguire. L’obiettivo è offrire sicurezza alimentare e promuovere una sempre maggiore consapevolezza sui rischi che i nostri consumi hanno sull’ambiente e sulla salute.